Dalla parte di Lorenzo Chiesa e contro l’odio social. E non chiamateli leoni da tastiera

Il calcio al tempo dei social è anche spazzatura. Apri il bidone dell’immondizia e dentro trovi insulti di ogni genere ad un sedicenne giovane calciatore che ha solo la colpa di chiamarsi Chiesa. Lorenzo per la cronaca”. L’attacco dell’articolo di Mario Tenerani su Il Messaggero esplicita molto bene quanto accaduto nelle scorse ore a Lorenzo Chiesa, attaccante degli Under 17 della Fiorentina, nonché figlio e fratello d’arte.

Una vicenda figlia dei nostri tempi, dove sui social chiunque si sente legittimato a dire qualunque cosa, sia essa un’opinione su un argomento del quale non ha competenze oppure un insulto a una persona più o meno famosa. Tanto c’è l’anonimato a proteggere questi scarti della società, perché leoni da tastiera è una definizione fin troppo benevola per soggetti dal quoziente intellettivo evidentemente limitato. Lo diciamo subito: noi siamo dalla parte di Lorenzo Chiesa e contro queste bestie. E condividiamo quanto scritto da Guido Vaciago su Tuttosport: “è urgente l’intervento del legislatore, accettare casi come questo viola qualcosa di più importante dell’utopica libertà di pensiero”.

Lorenzo Chiesa fin qui aveva avuto solo una volta i riflettori puntati, il 22 settembre 2018, quando faceva il raccattapalle al Franchi e suo fratello Federico corse ad abbracciarlo dopo aver segnato nel 3-0 alla Spal. Poi il percorso nelle giovanili della Fiorentina, che continuerà. La società viola, sottolinea Il Messaggero, ha deciso di non rilasciare dichiarazioni per non dare luce alle manifestazioni di inciviltà. La famiglia Chiesa, riporta La Nazione, non è escluso che possa adire alle vie legali per tutelare la propria immagine.

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