Renato Buso: “Annata straordinaria in Primavera, un peccato essersi lasciati così”

A Radioblu l’ex tecnico di Primavera e Allievi Nazionali della Fiorentina ha ripercorso la stagione 2010/11, l’ultima nel settore giovanile viola.

Il secondo anno in Primavera fu straordinario. Allenavo i ragazzi degli Allievi Nazionali, al primo anno nella categoria e che avevo con me gli anni precedenti. Quell’anno abbiamo vinto la Coppa Italia partendo dall’inizio del torneo, affrontando squadre molto forti come Empoli e Milan. Al Torneo di Viareggio abbiamo perso in finale contro l’Inter ed è l’unico rammarico che ho, perché non abbiamo mai espresso il nostro gioco e siamo stati subito colpiti dai nerazzurri. In campionato, invece, siamo arrivati alla semifinale contro il Varese che non stavamo nemmeno in piedi; questo perché molti ragazzi erano impegnati anche con le Nazionali e arrivarono a quel punto della stagione con quasi settanta partite nelle gambe. Avremmo potuto giocare quella partita all’infinito senza creare occasioni perché eravamo privi di forze e loro si chiudevano molto bene. Perdemmo ai calci di rigore e, nonostante ciò, secondo il mio punto di vista fu un’annata strapositiva con due finali e una semifinale”.
Prosegue sull’addio turbolento al club gigliato: “Quasi venti giorni dopo la semifinale, io e gli allenatori di Allievi e Giovanissimi veniamo convocati da Corvino, che in quell’occasione ci comunicò che avrebbe cambiato l’intero staff tecnico per voltare pagina. Dal mio punto di vista la decisione poteva essere anche giusta, in quanto il mio ciclo era finito, però furono sbagliati i tempi. Comunicare quella decisione il 20 giugno ci spiazzò, perché la nuova stagione era già iniziata”.
Conclusione su alcuni elementi allenati nelle giovanili viola: “Penso che Iemmello sia un giocatore che può fare bene. Un grande rammarico è Carraro, ancora non si è espresso ai suoi livelli. Camporese, invece, è stato sfortunatissimo, mi dispiace per lui. Babacar? Ha cominciato a fare sacrifici e sta ottenendo risultati. La cultura del lavoro deve essere inculcata fin da ragazzo, perché quando passi dalla Primavera alla prima squadra non sei arrivato, devi ricominciare da zero”.

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