Torneo di Viareggio, un’altra edizione amara per la Fiorentina

Il cammino della Primavera di Semplici si è interrotto in semifinale.

Poteva essere l’anno buono per tornare a vincere, ma così non è stato. La Fiorentina rimanda per l’ennesima volta la vittoria al Torneo di Viareggio. Nel 1992 l’ultimo acuto viareggino, quando Banchelli battevano la Roma tingendo di viola la competizione. Quell’anno i ragazzi dell’attuale Primavera viola dovevano ancora nascere, mentre il tecnico Semplici era nel pieno della propria carriera calcistica.
Bardini, Empereur, De Poli, Mancini, Gondo, Capezzi | Venuti, Petriccione, Zanon, Bangu, Fazzi
Digressioni storiche a parte, è bene concentrarsi sull’edizione del Viareggio appena conclusa per analizzare il torneo della squadra gigliata. In qualità di testa di serie, la Fiorentina è entrata in gioco agli ottavi di finale, insieme a Juventus, Inter e Milan, evitando la fase a gironi. Il primo avversario è stato il Livorno, già battuto per 6-0 in campionato; una partita tutt’altro che semplice, vinta in rimonta sfruttando anche la superiorità numerica. Ai quarti di finale è arrivata la rivincita contro il Parma, giustiziere dei viola l’anno scorso; prova di grande concretezza, nonostante l’appannamento di qualche singolo, e pass per il turno successivo staccato nell’ultimo quarto d’ora. Quando il meglio sembrava essere alle porte, ecco il brusco stop in semifinale contro il Milan, poi campione. La Fiorentina è bella, ma poco concreta, così alla fine vince il cinismo dei rossoneri di Pippo Inzaghi. Una sconfitta che brucia, soprattutto perché arrivata in una partita dominata per lunghi tratti. Nel calcio, però, vince chi fa gol e il Milan, pur perdendo il confronto sul piano del gioco, ha convertito in rete tutte le occasioni create. Dal Corriere dello Sport del 16 febbraio, il commento di Fabio Massimo Splendore sulla prova della Fiorentina in semifinale:

DANZA VIOLA – È vero che vedere la Fiorentina è realmente un piacere. La linea di centrocampo è tra le più interessanti del campionato (Capezzi e Bangu alfieri del centrale Petriccione), i viola amano giocare la palla dal basso, con Empereur che spesso imposta e certe geometrie prendono velocità, accompagnate da un bagaglio tecnico di livello dei singoli: in certi momenti è una delizia vedere le accelerazioni di Fazzi, manca un po’ di cattiveria a De Poli che nella gara di ieri è tra quelli ad aver sprecato molto. Perché quello è stato il problema della Fiorentina: menare la danza, inanellando sei-sette palle gol che non entrano.

Di seguito, il percorso dei viola alla Viareggio Cup:

OTTAVI DI FINALE: Fiorentina-Livorno 3-1 (Cronaca del match)
QUARTI DI FINALE: Fiorentina-Parma 2-1 (Cronaca del match)
SEMIFINALE: Fiorentina-Milan 2-4 (Cronaca del match)
Dopo aver ripercorso l’andamento dei viola nel torneo, passiamo al giudizio sui singoli.
PROMOSSI A PIENI VOTI
Nicolò FAZZI: è in grande forma e conferma il trend positivo delle ultime prestazioni. Quando parte sulla fascia mette in crisi chiunque gli si pari davanti, creando superiorità numerica e occasioni pericolose. Contro il Livorno serve a De Poli l’assist della qualificazione, poi in semifinale segna la rete del pareggio momentaneo contro il Milan. Ormai è una pedina inamovibile nello scacchiere tattico di Semplici, che difficilmente rinuncia alle sue qualità sull’out mancino.
Jacopo PETRICCIONE: a livello mediatico è il meno famoso e quotato dei centrocampisti viola, ma al Viareggio è stato di gran lunga il migliore. Davanti alla difesa è stato una barriera impenetrabile, capace di usare sciabola o fioretto secondo le esigenze del momento. Monumentale la sua prova contro il Parma, dove ha retto da solo il reparto, sopperendo con senso tattico e determinazione alle giornate storte di Capezzi e Bangu. La vetrina viareggina ha ribadito un concetto: è lui il miglior giovane acquistato la scorsa estate da Pradè e Macia.
Lorenzo VENUTI: corre sulla fascia, destra o sinistra non fa differenza, senza soluzione di continuità. Sempre propositivo con continue sovrapposizioni, mai fuori posizione quando c’è da difendere. Ai quarti contro il Parma sforna la sua migliore prestazione. Considerando il periodo di forma o salute dei pari ruolo più grandi, non è fuoriluogo affermare che meriterebbe una chance in prima squadra.
PROMOSSI
Andy BANGU: l’anno scorso giocò il Viareggio da sorpresa, quest’anno da certezza e leader della squadra. Forse ci ha abituati troppo bene, ma, pur raggiungendo complessivamente la sufficienza, non è sembrato il Bangu di sempre. Quello del campionato o di coppa Italia, per intendersi. A segno nel 3-1 contro il Livorno, fisiologico passaggio a vuoto contro il Parma, poi grande prova in semifinale con il Milan. Un torneo tutto sommato positivo, utile per arrivare in forma alla parte finale di stagione.
Leonardo CAPEZZI: è un titolare inamovibile e anche a Viareggio dimostra perché. Sempre ampiamente oltre la sufficienza, mette in campo le doti che lo contraddistinguono. Molto bene all’esordio con il Livorno, si conferma con il Parma, poi cala alla distanza contro il Milan e lascia il campo dopo poco più di un’ora di gioco.
Alan EMPEREUR: unico fuoriquota in rosa, mette sul campo tutta la sua esperienza. In veste di regista arretrato guida la difesa ed è colui che inizia la manovra. Rivedibile contro il Livorno, dove ha sofferto le iniziative degli attaccanti amaranto, nelle due partite successive è cresciuto di condizione e rendimento. Senatore affidabile.
Axel GULIN: nelle prime due partite è titolare e gioca bene, creando non pochi pericoli agli avversari. In semifinale entra nella ripresa e non riesce ad incidere. Dopo una prima parte di stagione in chiaroscuro, conferma di essere in crescita, candidandosi ad un ruolo da primo attore per gli impegni futuri.
Luca LEZZERINI: titolare contro il Livorno, dove subisce un gol e compie un paio di parate decisive, nel pre-gara con il Parma accusa un problema fisico e chiude in anticipo il torneo.
Luca ZANON: continuo per rendimento, sia nel corso della partita che nell’intero torneo. Pulito in fase difensiva, meno propositivo del solito nella fase di spinta. Se continua così, a fine stagione sarà doveroso valutare il riscatto del suo cartellino dal Venezia.

IN CRESCITA
Marco BERARDI: titolare aggiunto del centrocampo e Semplici lo premia con la maglia da titolare nella partita d’esordio, dove va a segno di testa. Il suo Viareggio, di fatto, si ferma qui, perché contro il Parma gioca una manciata di minuti nel finale, mentre in semifinale resta in panchina.
Alberto DE POLI: ai quarti di finale si rivela essere l’asso nella manica di Semplici. Gettato nella mischia al sessantottesimo, dopo soli nove minuti ha ripagato la scelta del suo allenatore insaccando in rete la palla della qualificazione. Titolare in semifinale, non ripete l’exploit. Adesso comincia la sua stagione.
Gianluca MANCINI: sfrutta il periodo no di Madrigali, costretto ai box da problemi fisici, e si prende la maglia da titolare. Messo leggermente in difficoltà dalle sortite dei labronici Bruzzi e Biasci, si rifà con gli interessi nel match contro il Parma, dove va a segno seppur in modo casuale. Una risorsa importante per il prosieguo della stagione.
Elia PAPINI: schierato da titolare contro il Livorno, approfitta dell’occasione e si disimpegna bene. Il suo torneo dura settanta minuti, perché poi Semplici gli preferisce Venuti con il reinserimento di Zanon nell’undici di partenza. Buoni spunti in attacco, attento difensivamente, sarà utile.
RIMANDATI
Filippo BANDINELLI: titolare a sorpresa contro il Livorno, non incide e dopo nemmeno un’ora viene sostituito. Resta in panchina negli altri due incontri. Impossibile chiedergli di più, come troverà la migliore condizione fisica sarà un’alternativa di livello sugli esterni.
Lorenzo BARDINI: l’infortunio di Lezzerini lo proietta tra i titolari, ma non sfrutta a pieno la chance. Da un suo rinvio sbagliato nasce il gol del Parma, poi subisce addirittura quattro reti in semifinale, un paio di queste evitabili. Perde l’occasione per mettersi in mostra.
Cedric GONDO: dal punto di vista realizzativo è promosso, perché due reti in tre partite sono un ottimo bottino. Ciò che non convince, però, è l’atteggiamento e l’applicazione tattica. Troppe volte fuori posizione, approssimativo in alcune giocate, incostante nell’arco dei novanta minuti. Deve svoltare, forse cambiando ruolo.
NON GIUDICABILI
Leonardo COSTANZO: colleziona trentaquattro minuti distribuiti su tre presenze, troppo poco per essere adeguatamente giudicato.
Marko DABRO: tre minuti più recupero nell’assalto finale contro il Milan, questa la sua presenza al torneo.
Diego PERALTA: gioca dieci minuti contro il suo Livorno e, nonostante il poco tempo a disposizione, riesce a combinare qualcosa. Non fa in tempo ad entrare in campo che conquista un calcio di rigore, che però sbaglia. Poco dopo ha la chance per farsi perdonare, ma perde l’attimo e calcia addosso ad un difensore. Chissà come sarebbe cambiato il suo Viareggio se avesse segnato…

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