Ex Viola

Ex viola, Fatticcioni si racconta: dai successi giovanili all’incubo di Campobasso

buso fatticcioni

Ai microfoni de Il Tirreno ha parlato Alessio Fatticcioni, difensore classe ’92 attualmente in forza al Piombino in Eccellenza e cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina, con cui ha vinto uno scudetto Allievi nel 2008/09 e una Coppa Italia Primavera nel 2010/11. Alcuni passaggi dell’intervista:

Arrivai in viola da centrocampista. Al secondo anno di Giovanissimi passai con i nazionali, in quel ruolo arrivarono quattro o cinque ragazzi con i procuratori, così fui spostato in difesa. Anche lì cominciai a giocare con continuità, venni confermato e passai negli Allievi Nazionali con mister Buso. Primo allenamento in prima squadra? Ero emozionato, l’allenatore era Mihajlovic e la squadra andava maluccio, poco spazio per le risate. Mi goduto il momento, ma restando sempre concentrato.

Campobasso? Il ds era amico di Corvino, mi mandarono lì in prestito secco. Appena arrivato capii dove ero finito: mancavano massaggiatori e dottori, niente vitto e alloggio, tutti gli accordi saltati. Così a gennaio decisi di venire via: il presidente accettò a patto che rinunciassi a tre mensilità, Corvino ci convinse ad accettare e firmammo tutti. L’ultimo giorno di mercato potevo andare a L’Aquila, che chiese in cambio un premio di addestramento, ma Corvino disse no e non depositò volutamente quel contratto già firmato. Intrapresi una battaglia legale con Corvino, che fu squalificato per tre mesi.

Gavorrano? Fui chiamato da mister Buso, due anni bellissimi. Sassari? L’anno delle assurdità, arrivai a squadra definita, a metà gennaio mi scaricarono e firmai la rescissione. Sarei andato stravolentieri allo Scandicci in Serie D, ma l’accordo trovato era nullo perché avrei dovuto rescindere entro il 31 dicembre per passare da professionista a dilettante. Il mio procuratore non lo sapeva. Con lui ho chiuso quando voleva mandarmi alla Recanatese come pacco allegato a un altro giocatore, facendo saltare l’ingaggio del Montecatini. A quel punto dissi basta, da tempo il ds del Piombino fece pressioni e accettai”.

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